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Pradnya: il coraggio di reagire a una violenza
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 Pradnya Mandhare, studentessa indiana

Pradnya Mandhare, studentessa indiana

Pradnya è una ragazza indiana di 20 anni. Giovane ma molto determinata. Tanto da aver avuto la forza di fermare il suo aggressore, un venticinquenne ubriaco, Chavan, che ha tentato di violentarla.

Storia di Pradnya

Pradnya studia all’università, a Mumbai e come tutti i ragazzi fa la pendolare col treno. Mentre stava tornando da una lezione, verso le 14.30, un uomo si avvicina. Puzza di alcool e barcolla. Poi inizia a palpeggiarla. Il tutto mentre le persone che passano guardano indifferenti la scena. Così la giovane capisce che deve reagire. Lo picchia con la borsa avendo intuito che era troppo debole per poter reagire. Poi lo prende per i capelli e lo porta dalla polizia. A tutte le donne che subiscono molestie, Pradnya si sente di dire di reagire perché ” non siamo oggetti”.

Violenze in India

L’India è un territorio dove si registra un numero altissimo di violenze sulle donne. Secondo dati del governo, ogni venti minuti viene stuprata una donna. Da qualche anno a questa parte si è cercato di arginare il problema con dei tribunali speciali con il compito di accertare le cause per i reati sessuali. Il punto di svolta è stata l’uccisione della ragazza di 23 anni, Jyothi Sing, che nel 2012 subì uno stupro da parte di sei uomini su un autobus a Delhi. Da quel giorno si sono susseguite manifestazioni a favore del rispetto del genere femminile e i genitori della giovane hanno fondato un’associazione in difesa dei diritti delle donne.

Condizione delle donne in India

Il gentil sesso, in molti territori asiatici, è da sempre stato riconosciuto come minoritario rispetto agli uomini. Le donne non hanno diritti politici e religiosi. Sono poste sotto la tutela del padre, da piccole, e poi del marito. L’unico status che viene loro riconosciuto è quello di mogli ed implica un’assoluta devozione al marito. Quindi, alla morte dell’uomo, le vedove restano ai margini della società, senza identità. Spesso la nascita di una bambina è ritenuta una disgrazia per la famiglia, costretta a mantenerla economicamente fino alle nozze. Per questo ci sono molte ” spose-bambine” in India. I genitori cercano di sbarazzarsene il prima possibile.

Sin dalla tenera età le bimbe sono meno curate dei maschietti, meno istruite, denutrite ed abbandonate a loro stesse. Non è raro che i membri della casa uccidano le figlie subito dopo la nascita. Oppure che la madre decida di abortire quando viene a sapere che darà alla luce una femmina. Il peso economico, in particolar modo per la maggior parte dei ceti poveri, è un peso troppo grande. La legge, in India, impone che sia rispettato il limite dei 18 anni d’età per maritarsi. Ma questa regola viene puntualmente violata anche perché ci sono molti uomini politici che decidono di sposarsi con ragazzine di 11 o 13 anni. Se si stanno facendo passi avanti per quanto riguarda la violenza sulle donne, manca ancora molto per riconoscere alle donne uno status di parità con gli uomini.

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Giulia
27 anni, fanese, appassionata di moda, martini con ghiaccio e borse costose. "Keep Calm and Carry on" è il suo motto. Anzi, "Carry on" e basta.
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