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DIVA, STASERA HO DECISO DI VENIRMI A TROVARE E GROTESK di  Bruno Maccallini e Antonella Ottai
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Una trilogia teatrale ispirata alla storica Repubblica che fu punto di riferimento per il pensiero artistico e politico prima dell’avvento del nazismo di Antonella Ottai e Bruno Maccallini. Regia di Bruno Maccallini. Un’iniziativa in collaborazione con Goethe-Institut-Rom.

Teatro Vascello

Via Giacinto Carini 78 (Monteverde vecchio, Gianicolo) – Roma

Infoline: +39 06 5881021 / +39 06 5898031 – botteghino@teatrovascello.it

Ingresso spettacolo: € 15,00 (intero); € 12,00 (over 65)

Abbonamento a 3 spettacoli: € 30,00

Ad aprile le porte della trilogia, lunedì 22 aprile, sarà DIVA, con Chiara Bonome e Bruno Maccallini. Musiche dal vivo: Pino Cangialosi.

Immagine che contiene testo, poster, Viso umano, Volantino

Descrizione generata automaticamente

DIVA. Una sinfonia per Weimar. C’era una volta la Repubblica di Weimar. Dotata di una costituzione avanzatissima in tema di democrazia e diritti sociali, conobbe una esistenza politica molto accidentata, spesa fra la tempesta delle origini e l’abisso in cui si trovò a sprofondare. La sua breve storia è una parabola da più parti ancora evocata per ammonire su come, nelle luci di una comunità socialmente avanzata, siano sempre in agguato le ombre della barbarie. Ma se questo è oggetto di una discussione ancora attuale, rimane fuor di ogni dubbio che, dal punto di vista culturale, l’epoca di Weimar sia stata fra le più brillanti mai conosciute e che il suo campo sperimentale abbia investito ogni settore dello scibile umano, dalle arti tutte alle scienze al costume politico e sociale.

DIVA rende un contenuto omaggio a questa complessità, ricordandone alcuni dei punti salienti e dei personaggi più significativi. Si affida perciò a un personaggio immaginario, nel quale prende consistenza una figura determinante, DIVA, la Nuova Donna. In lei confluiscono le diverse performance di cantanti, attrici, poete e personalità varie che in tutti i campi stavano rivoluzionando l’immagine del femminile; si tratti di liriche come la Else Laske-Schüler, di interpreti come la Waldoff, di attrici come la Dietrich, di danzatrici come la Anita Berber e la Valeska Gert, DIVA le riassume tutte.

Nello spettacolo, come scena elettiva di queste disparate protagoniste – ma anche di altri celebri esponenti dello spirito di Weimar, drammaturghi, giornalisti, cabarettisti non meno che maghi – è stato scelto uno dei caffè più celebri e celebrati della Berlino degli anni venti, il Romanisches Café, che storicamente rappresentò un luogo di ritrovo intellettuale di carattere internazionale. Il suo capocameriere, Karl – confidente e amico personale di molti dei protagonisti del nostro racconto – accompagna e sostiene con le sue battute DIVA e, allo stesso tempo, ci offe un “dietro le quinte” di quanto ogni giorno animava il palcoscenico della capitale.

Se DIVA interpretata da Chiara Bonome è il corpo performativo dello spettacolo, il personaggio Karl di Bruno Maccallini ne è il narratore. E il maestro di cerimonie. Mutatis mutandis, una sorta di Ridolfo della goldoniana Bottega del caffè.

Non a caso, performance e racconto si svolgono in un caffè, luogo di transiti senza altra cittadinanza che non sia quella dispensata dalle arti e dalla cultura, dove l’impermanenza diventa “stato vitale”. Reduci dal disastro comune della grande guerra, profughi dalle rivoluzioni che avevano dato lo scossone finale agli imperi, rifugiati politici, viaggiatori curiosi del nuovo o inviati speciali, per tutti Berlino era sede di passaggi e di incontri fra i più significativi del novecento.

A interpretare questo particolarissimo mood, rimane fondamentale anche la parte musicale, affidata al pianista Pino Cangialosi, spaziando fra popolare e avanguardia, creando relazioni stimolanti con le parole della poesia come del divertissement. La musica d’altronde è stata sempre protagonista tanto delle sperimentazioni strumentali più audaci quanto del cabaret e delle piccole scene. Né si è tirata mai indietro quando si trattava di affrontare i nuovi media, la radio o il cinema sonoro.

Attraverso una selezione di autori – da Brecht a Klabund, da Lasker-Schüler a Tucholsky, da Hollaender a Weill, da Eisner a Grünbaum – e di opere – poesie, song, brani orchestrali e brani satirici di cabaret – lo spettacolo attraversa alcune delle tematiche centrali in quegli anni, il rifiuto del militarismo e delle guerra, l’immagine del femminile e la rivoluzione dei comportamenti sessuali, le sperimentazione artistiche d’avanguardia, la minaccia della disoccupazione, il razzismo crescente e la ricerca di un capro espiatorio che pagasse le colpe di una situazione economica che, dopo il ’29, era diventata insostenibile.

Per l’informazione più propriamente storica, necessaria a comprendere meglio alcuni degli aspetti satirici dello spettacolo, lavorano in scena gli stessi elementi che hanno visto la luce proprio nei teatri della repubblica di Weimar, i cartelli didascalici di brechtiana memoria e le proiezioni cinematografiche (brevi documenti filmati) di piscatoriana memoria. Un modo per ricordarci di una storia che è stata, ed è, profondamente europea.

STASERA HO DECISO DI VENIRMI A TROVARE sarà in scena il 23 aprile alle ore 21:00

Immagine che contiene testo, vestiti, poster, uomo

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«Prima di affrontare il pubblico, Io, il Grünbaum, parlo sempre con me stesso: non è che parlo da solo, parlo con l’altro me ed è proprio lui che si beve tutto il fiele che mi esce fuori. Perché? Il fatto è che il mio dentro è arrabbiato con il mio fuori.»

Così, litigando con sé stesso, Fritz Grünbaum, autore, librettista e cabarettista austriaco di famiglia ebraica, fra i più salaci e irriverenti del secolo trascorso, per oltre trenta anni ha intrattenuto con sketch riviste operette il pubblico di Vienna e di Berlino, prima che il nazismo silenziasse in un colpo solo il doppio personaggio a cui aveva dato vita albergandolo in un unico corpo. D’altra parte essere feroce con il proprio io, al punto da considerarsi divorziato da sé stesso, gli consente di esserlo ancora di più con l’epoca storica in cui si trova ad operare e di affrontare con disinvolta irriverenza i suoi contemporanei più illustri. Dotato degli accenti e delle tematiche tipiche dell’umorismo ebraico, Grünbaum assume a cifra della sua scena comica la struttura del doppio creando così non solo una straordinaria sintonia con lo spirito del tempo, ma riuscendo a conferire agli enunciati di Freud o di Einstein, per citare i riferimenti più celebri in cui incorrono i suoi sketch, la formula aurea del paradosso comico. Così come sprofonda nel non senso il delirio politico che individui come Hitler o il generalissimo Franco stanno agitando sulla scena internazionale. Se non fossero bastate le sue origini ebraiche, non appena invasa l’Austria, a questi affronti il nazismo non mancherà di presentare il conto, internandolo nei lager dove troverà la morte.

Attraversarne il crescendo nell’ampio repertorio dell’artista provoca non solo la risata amara nei confronti di un grande racconto storico consegnatoci dallo sguardo – anzi dai due sguardi sempre divergenti – di chi ne è stato acuto osservatore, ma lascia scoprire anche il valore, assolutamente attuale, della lotta fra l’eversione del comico e l’inesorabilità degli eventi.

Così, in STASERA HO DECISO DI VENIRMI A TROVARE… Per fare due chiacchiere con me stesso, a Bruno Maccallini spetta il compito di interpretare la dialettica dello sdoppiamento appoggiandosi in scena ai dispostivi di riproduzione tecnica della persona che, nati anch’essi nel tempo che fu di Grünbaum, moltiplicano le sue presenze, traducendo il gioco delle parti nel gioco degli specchi e delle loro rifrazioni. In scena con lui la musicista e cantante Livia Cangialosi.

GROTESK! 24 aprile ore 21:00

Musiche dal vivo: Kabarett Ensemble

Berlino, Repubblica di Weimer: la metropoli del futuro! Dalle immagini che raccontano la sua prorompente vitalità in scena si riversa, come per magia, un personaggio in carne e ossa: Grotesk.

Un po’ mago, un po’ chansonnier, un po’ presentatore alla “Cabaret” di Bob Fosse, ispirato ai tanti artisti che resero leggendario il cabaret berlinese degli anni Venti-Trenta, Grotesk è un provocatore irriverente, esperto della risata e del paradosso, dello sberleffo satirico. Mentre la capitale tedesca sprofonda nel nazismo e le stelle della comicità ebrea sono imprigionate nei campi, lui con humour inossidabile non smette mai di aggredire il comune buonsenso, di denunciarne il vuoto che nasconde, affacciandosi sul baratro spalancato dal regime finché non è a sua volta inghiottito.

Bruno Maccallini  – sul palco con tre musicisti – è l’interprete di un autentico di GROTESK! Ridere rende liberi, un one man show: novanta minuti, tragici, esilaranti, affascinanti in cui dà vita a un personaggio dal pungente humour agro, caratteristica preponderante che ha contribuito a fare del Kabarett berlinese uno spazio di profonda libertà e critica sociale. Maccallini ha curato la regia e firmato il testo con Antonella Ottai, autrice del libro “Ridere rende liberi. Comici nei campi nazisti” (Quodet ed.).

Grotesk aggredisce il pubblico con le contestazioni radicali di Walther Mehring, lo spiazza attraverso i paradossi del grande Kurt Tucholsky, lo blandisce al suono delle musiche di Kurt Weill e Friedrich Hollaender. Il Nostro vive gli anni ruggenti in cui la scena del Kabarett rivela sempre più il volto d’una Germania democratica, radicale e antimilitarista. E li vive tutti, dall’inizio tempestoso al disastro finale, mentre il sogno di un futuro scivola nell’incubo del nazismo. Che non potrà spegnere il suono irriverente della sua risata, ma ne confinerà drasticamente il territorio.

Da sempre attratto dagli spettacoli di Kabarett della Berlino degli anni Venti-Trenta in tutti i suoi aspetti, dall’intrattenimento alla satira socio-politica, Bruno Maccallini si avvale in scena della preziosa collaborazione di Pino Cangialosi al pianoforte, fagotto, percussioni e fisarmonica, di Stefano Costantini alla tromba e di Flavio Cangialosi al contrabbasso.

GLI AUTORI

BRUNO MACCALLINI

Attore, autore, regista, produttore. Nato ad Avezzano, diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”, già attore, autore, produttore e regista di teatro in Italia, è protagonista di film di successo in Germania, dove gode di una vasta popolarità (è uno dei volti italiani più amati nei paesi di lingua tedesca). Ha anche firmato e diretto numerosi documentari per la televisione italiana e tedesca con la sua Società MAC PRODUZIONI Srl (oltre 60 ore per la Rai). Negli ultimi anni per Ullstein Verlag ha pubblicato con l’attrice Jutta Speidel, quattro volumi, balzando in poche settimane ai vertici delle classifiche dei tascabili più venduti in Germania con oltre 100.000 copie. Per Piper – Malik ha scritto un libro sulla provincia italiana e per Christian Verlag un fortunatissimo libro di ricette.

E’ stato insignito del Premio “Tourism Ambassador” dalle Associazioni Travel Industry Club e ITB di Berlino. Bruno Maccallini ha 64 anni, parla l’inglese e il tedesco. Vive tra Roma e Monaco di Baviera. Dal 2021 ricopre la carica di Direttore artistico dell’Associazione Antonello Falqui. Il suo penultimo spettacolo teatrale “Grotesk! Ridere rende liberi” scritto con Antonella Ottai, di cui è anche regista e interprete, già rappresentato in Italia con grande successo di pubblico e critica, debutterà sulle scene tedesche nel 2024.

ANTONELLA OTTAI

Autrice

Antonella Ottai ha insegnato fino al 2014 “Drammaturgia dello spettacolo digitale” ed “Editoria mutimediale per lo spettacolo” presso il Dipartimento di Storia dell’arte e Spettacolo nell’Università “Sapienza” di Roma. Al teatro di Eduardo ha dedicato una lunga attività di ricerca, da cui sono nati molti saggi e un volume Come a concerto. Il Teatro umoristico nelle scene degli anni trenta. Ha curato insieme a Paola Quarenghi l’intera edizione digitale del teatro di Eduardo in televisione. Ha curato inoltre il database Teatronelfascismo.it pubblicato in rete e che raccoglie oltre diciottomila dati sulla vita teatrale fra il 1933 e il 1944, estrapolati dal Fondo Censura dell’Archivio Centrale dello Stato, dalle riviste teatrali, dai quotidiani.

Tra le sue ultime pubblicazioni, Ridere rende liberi. Comici nei campi nazisti, Quodlbet 2016, tradotto e pubblicato anche in lingua spagnola (Gedisa, 2019). Ha curato la drammaturgia radiofonica ricavata dal testo di Ridere rende liberi e trasmesso nel gennaio 2017 su Rai Radiotre. E, con Bruno Maccallini, la drammaturgia dello spettacolo Grotesk! Ridere rende liberi, ispirato al testo di cui sopra. Inoltre ha pubblicato presso Sellerio un testo di narrativa, Il croccante e i pinoli. (2009) e con Croce, La città delle parole che parlano.

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redazione Cipria Magazine
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